A prescindere dall'ispirazione mormonica o meno dei romanzi della Meyer, il primo film della saga - Twilight - nella sua semplicità e banalizzazione cinematografica propone un'enorme quantità di messaggi, assai più forti di quelli che una patinata locandina hollywoodiana potrebbe lasciar intendere.
E' una storia in cui i vampiri sono dei superuomini bellissimi, fortissimi, integerrimi, quasi dei santi moderni, il punto di arrivo della nostra civiltà; mentre gli uomini sono sgraziati, bruttini, sfigati, delle creature ancora in evoluzione. E' la storia di un grandissimo amore tra un bel vampiro e una bella ragazza solitaria, ma è un amore puramente istintivo, chimico: Edward impazzisce per il mero profumo di Bella. E' una forma di elezione basata sui sensi, in modo totalmente ancestrale - cosa semplicissima e allo stesso tempo dirompente. Bella vince il vampiro con l'odore (metafora molto primitiva della bellezza estetica) e conquista il ragazzo che tutte desiderano ma di cui nessuna è ancora degna.
Altra cosa curiosa, i vampiri detestano il loro stato - la loro malvagia immortalità, la loro perfezione - e bramano la linfa umana, la vita umana. Sono creature del male, senza speranza di salvezza divina, che però odiano la propria natura malvagia e aspirano ad una forma di vivere civile, cercando di guadagnarsi una salvezza "laica" combattendo il loro istinto diabolico. Sono demoni pentiti che rimpiangono la perduta natura umana, e cercano di viverne una parodia sperando che questo possa bastare a riscattarli. Non è forse la condizione dell'uomo che ha abbandonato Dio, l'uomo che vive in peccato mortale e che non trova una speranza al di là del mondo terreno?
Il vampiro è quasi paragonabile al superuomo nietzschiano, un uomo regredito allo stato primevo, al di là di bene, male, passato, futuro, salvezza possibili, che vive ogni giorno come un'eternità - trascorrendola nei divertimenti - e per cui l'eternità è come un giorno. Il suo progresso è la decadenza dalla condizione umana, per tornare più forte e insoddisfatto di prima ad uno stadio ancestrale. Ritorna cioè ad un giardino dell'Eden che è stato abbandonato da Dio, in cui l'unico albero rimasto in piedi è ironicamente un melo.
venerdì 8 maggio 2009
giovedì 7 maggio 2009
Superlativa normalità
Il mondo è bello perché è vario, ed è molto vario, e portandoci tutti gli uni più vicini agli altri sembra ancora più vario. A un punto che ci si chiede che cosa sia normale e cosa non lo sia più.
Non è facile definire la normalità tra gli uomini; anzi la parola comincia a suonarci noiosa, sinonimo di monotonia. Come un film che si è visto troppe volte, un copione sempre uguale a se stesso. Oggi desideriamo cose sempre diverse, soprattutto desideriamo essere diversi dagli altri e fare cose diverse. Come mai la normalità è diventata sospetta, indesiderabile? Cos'è la normalità?
La normalità è nascere e morire; lavorare, fare una famiglia, crescere dei figli. E' vivere una vita dignitosa, sopportando le difficoltà della vita senza essere noi stessi causa volontaria di strappi, rovesciamenti, ricerca di illusioni. E' una famiglia che non si separa e non litiga, è una casa ordinata, è un lavoro onesto. E' una rinuncia a se stessi per mettere qualcun altro al primo posto, per far funzionare insieme qualcosa. E' la forza di non scendere a compromessi facili, ma preferire la porta stretta che dà su di una retta via, una felicità costruita lentamente.
Messa così non è proprio facile la normalità, anzi ha un ché di straordinario, di sfidante. Non è il dipinto della famiglia perfetta, non è uno stereotipo: è uno sforzo personale, un desiderio di qualcosa d'altro, di qualcosa in più.
Non è vero che oggi cerchiamo invece proprio l'opposto? Siamo in un mondo che non valorizza il gruppo, la famiglia, ma che anzi spinge al protagonismo personale, all'accentuazione sfrenata di caratteristiche individuali (estetica, personalità, modi di fare, abilità particolari). E' importante essere qualcuno, ed essere circondato da qualcuno. Per questo a volte non ha importanza sposarsi e separarsi, abortire, abortirsi, avere esperienze sessuali di ogni tipo, concedersi dei lussi. Molte di queste scelte sono spesso causate da grossi problemi, paure, fretta, e non si può generalizzare; ma la responsabilità delle proprie scelte rimane. Ciò che manca è una consapevole prospettiva del futuro: dove sto portando la mia vita e la mia storia? Dove voglio arrivare? Traguardi ambiziosi cercasi. Invece sembra contare solo l'io e l'ora.
Non è facile definire la normalità tra gli uomini; anzi la parola comincia a suonarci noiosa, sinonimo di monotonia. Come un film che si è visto troppe volte, un copione sempre uguale a se stesso. Oggi desideriamo cose sempre diverse, soprattutto desideriamo essere diversi dagli altri e fare cose diverse. Come mai la normalità è diventata sospetta, indesiderabile? Cos'è la normalità?
La normalità è nascere e morire; lavorare, fare una famiglia, crescere dei figli. E' vivere una vita dignitosa, sopportando le difficoltà della vita senza essere noi stessi causa volontaria di strappi, rovesciamenti, ricerca di illusioni. E' una famiglia che non si separa e non litiga, è una casa ordinata, è un lavoro onesto. E' una rinuncia a se stessi per mettere qualcun altro al primo posto, per far funzionare insieme qualcosa. E' la forza di non scendere a compromessi facili, ma preferire la porta stretta che dà su di una retta via, una felicità costruita lentamente.
Messa così non è proprio facile la normalità, anzi ha un ché di straordinario, di sfidante. Non è il dipinto della famiglia perfetta, non è uno stereotipo: è uno sforzo personale, un desiderio di qualcosa d'altro, di qualcosa in più.
Non è vero che oggi cerchiamo invece proprio l'opposto? Siamo in un mondo che non valorizza il gruppo, la famiglia, ma che anzi spinge al protagonismo personale, all'accentuazione sfrenata di caratteristiche individuali (estetica, personalità, modi di fare, abilità particolari). E' importante essere qualcuno, ed essere circondato da qualcuno. Per questo a volte non ha importanza sposarsi e separarsi, abortire, abortirsi, avere esperienze sessuali di ogni tipo, concedersi dei lussi. Molte di queste scelte sono spesso causate da grossi problemi, paure, fretta, e non si può generalizzare; ma la responsabilità delle proprie scelte rimane. Ciò che manca è una consapevole prospettiva del futuro: dove sto portando la mia vita e la mia storia? Dove voglio arrivare? Traguardi ambiziosi cercasi. Invece sembra contare solo l'io e l'ora.
mercoledì 6 maggio 2009
Calma andreottiana
Mi stupisce e mi piace la calma andreottiana, una calma che solo pochi individui - politici o meno - riescono a conquistare. L'arena della vita ci getta addosso ogni giorno un'infinità di problemi e tempra la nostra pazienza come un maglio incessante. Quante occasioni abbiamo ogni giorno per perdere la testa dal nervosismo? Per abbandonarci e cedere ai colpi che ci arrivano? E probabilmente sono poca cosa rispetto al fango, all'ipocrisia, alla negatività che si respira in politica, dove fatti e verità divengono quotidiani esercizi di manipolazione e di sofismo. Dove le persone sono oggetto di attacco diretto, personale, opportunistico, spietato. Dove si può trovare la forza per sopportare tutti questi problemi con un onesto sorriso sulle labbra?
Credo che tra le varie risposte ci sia una grande comprensione della natura umana e dei rapporti tra gli uomini. Comprendere che l'uomo è piccolo, ha piccole ambizioni, non riesce a guardare lontano. E' un uomo con tante paure, tante debolezze, un uomo che crede sempre di essere nel giusto e che le proprie ragioni valgano più di quelle degli altri. Un uomo egoista che non si avvede del proprio egoismo, che anzi riesce a guardarsi allo specchio e lodarsi per la propria generosità. Non è dagli uomini con una grande anima che scaturiscono mali ed offese, volgarità e intolleranza, ma da quelli che ancora non hanno trovato il proprio spirito, la luce al di là del tunnel della vita.
Si può affrontare con calma uomini di questo tipo solo vincendoli con l'intelligenza dello spirito, solo perdonandoli in grazia dei loro limiti. Ma anche riuscendo a dare il giusto peso alle cose, avendo la certezza delle cose importanti e ignorando tutto ciò che di negativo e di passeggero non merita alcuna attenzione.
Credo che tra le varie risposte ci sia una grande comprensione della natura umana e dei rapporti tra gli uomini. Comprendere che l'uomo è piccolo, ha piccole ambizioni, non riesce a guardare lontano. E' un uomo con tante paure, tante debolezze, un uomo che crede sempre di essere nel giusto e che le proprie ragioni valgano più di quelle degli altri. Un uomo egoista che non si avvede del proprio egoismo, che anzi riesce a guardarsi allo specchio e lodarsi per la propria generosità. Non è dagli uomini con una grande anima che scaturiscono mali ed offese, volgarità e intolleranza, ma da quelli che ancora non hanno trovato il proprio spirito, la luce al di là del tunnel della vita.
Si può affrontare con calma uomini di questo tipo solo vincendoli con l'intelligenza dello spirito, solo perdonandoli in grazia dei loro limiti. Ma anche riuscendo a dare il giusto peso alle cose, avendo la certezza delle cose importanti e ignorando tutto ciò che di negativo e di passeggero non merita alcuna attenzione.
lunedì 4 maggio 2009
Costituzione

È veramente interessante leggere i testi costituzionali dei principali paesi occidentali, permette di farsi un’idea sulle forme e i cardini su cui si costituisce il gruppo. Rappresenta la sintesi della storia e dei principi su cui si è fondato ed evoluto lo stato, riflette i tempi e il passaggio dei tempi.
Ancora più interessante è leggere gli statuti del passato, o leggere le costituzioni di paesi lontani ed esotici, per farsi una vera idea della differenza tra le prospettive nazionali.
Questi testi costitutivi hanno però un fascino particolare, quasi religioso, poiché delineano una sorgente: rappresentano l’origine della legge da cui a cascata nasce l’ordine quotidiano della società.
Dell’Italia diciamo spesso che ha una costituzione rigida e poco flessibile, ed è certamente vero; cosa che da un lato garantisce un solido appiglio ad una democrazia che fin dall’inizio si è compreso essere debole, e bisognosa di crescere; dall’altro crea un impedimento alle eventuali necessità di reagire anche a livello costitutivo al cambiamento dei tempi. Un tema su cui la costituzione è rimasta saggiamente flessibile è l’articolo 69: “i membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge”, lasciando “alla legge” (e cioè gli stessi membri del Parlamento) la libertà di stabilirla come vogliono. In tal senso era forse più apprezzabile dagli elettori l’articolo 50 del vecchio Statuto albertino secondo cui “le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità”. Un bel cambiamento dalla monarchia alla repubblica.
Tornando all’attuale costituzione, nonostante la laicità sempre più pronunciata delle istituzioni, sorprende con piacere un articolo 4 secondo cui “ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Il lavoro, cioè, oltre ad essere un diritto è anche un dovere; ma un dovere a cui è associato uno scopo: quello di un progresso, una crescita, un miglioramento. Cosa ancora più sorprendente, questo miglioramento non è necessariamente solo materiale, ma anche spirituale: la costituzione riconosce una necessità di sviluppo spirituale per la società stessa - non solo per l’individuo - e la promuove come missione doverosa del lavoro.
Aspetti meno liberali sono contenuti nella sezione sui rapporti economici (che curiosamente sono riportati prima dei “rapporti politici”), in particolare l’articolo 36 che recita: “la durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”. Tutte ottime intenzioni, ma che non vanno nel segno della libera iniziativa dei cittadini. Ancora peggiore l’articolo 39, secondo cui “ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. I sindacati possono stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce”. I sindacati sono pertanto organizzazioni pressoché prive di trasparenza, senza vincoli, ma in grado di gettare vincoli sostanziali per una serie di persone.
Altra cosa difficilmente spiegabile è come si possano desiderare (e mantenere) seicentotrenta deputati e trecentoquindici senatori.
sabato 2 maggio 2009
Perfezionismi
Riflettevo sul valore del tempo, su quante cose si possano fare in una giornata. Ci sono date possibilità straordinarie per utilizzare il nostro tempo. È un mondo così ricco, pieno di cose da conoscere, di materie da studiare. Pieno di cose da fare, di problemi da risolvere, di storture da raddrizzare. È un mondo in cui esiste il “bello” come concetto non soggettivo, un bello che va protetto, amato, creato e riportato alla luce. È un mondo in cui possiamo impegnarci a migliorare le cose, renderle perfette, ma che immane lavoro!
Serve più della umana volontà, più della costanza ferrea. Siamo tutti più o meno onesti con noi stessi e cerchiamo di fare del nostro meglio, ci convinciamo di fare tutto il possibile, ma non è vero. Ci diamo degli obiettivi, spesso molto facili, e quando li raggiungiamo poi ce ne accontentiamo. Come colui che corre, che appena tagliato il traguardo si ferma per riposare, ed è anche giusto che sia così. Ma quanto è migliore quel corridore che non si ferma al traguardo, ma anzi continua a correre? Quanto lontano potrà arrivare?
L’unico modo che abbiamo per vincere il mondo è fare quel passo in più, quel passo che non faremmo se dipendesse solo da noi. Ma quel passo è la differenza tra il tutto e il niente. È quel passo che ci spinge a lavorare sempre meglio, ci fa apprezzare una casa ordinata, ci chiede di non sporcare l’ambiente, ci fa rinunciare a tante cose inutili. È un passo che plasma la nostra anima e il nostro corpo e che cambia il nostro modo di pensare.
Anima e corpo non sono molto simili? Come il corpo richiede cure, allenamento, attenzioni, non è forse così anche per la nostra anima? Quanti balsami, profumi, accessori compriamo per il nostro corpo, come lo laviamo, come ci stiamo attenti. Non ci sono forse balsami per la nostra anima, non richiede anch’essa attenzione e pulizia? È bella una persona di bell’aspetto, ma quanto sarà più bella se avrà anche una grande anima?
Con la vita abbiamo anche la grande occasione di spingerci sempre più avanti, di migliorarci sotto ogni aspetto, alla luce di un grande obiettivo che è fare di questa Terra un paradiso. Quale peccato sarebbe sprecare una simile opportunità.
Serve più della umana volontà, più della costanza ferrea. Siamo tutti più o meno onesti con noi stessi e cerchiamo di fare del nostro meglio, ci convinciamo di fare tutto il possibile, ma non è vero. Ci diamo degli obiettivi, spesso molto facili, e quando li raggiungiamo poi ce ne accontentiamo. Come colui che corre, che appena tagliato il traguardo si ferma per riposare, ed è anche giusto che sia così. Ma quanto è migliore quel corridore che non si ferma al traguardo, ma anzi continua a correre? Quanto lontano potrà arrivare?
L’unico modo che abbiamo per vincere il mondo è fare quel passo in più, quel passo che non faremmo se dipendesse solo da noi. Ma quel passo è la differenza tra il tutto e il niente. È quel passo che ci spinge a lavorare sempre meglio, ci fa apprezzare una casa ordinata, ci chiede di non sporcare l’ambiente, ci fa rinunciare a tante cose inutili. È un passo che plasma la nostra anima e il nostro corpo e che cambia il nostro modo di pensare.
Anima e corpo non sono molto simili? Come il corpo richiede cure, allenamento, attenzioni, non è forse così anche per la nostra anima? Quanti balsami, profumi, accessori compriamo per il nostro corpo, come lo laviamo, come ci stiamo attenti. Non ci sono forse balsami per la nostra anima, non richiede anch’essa attenzione e pulizia? È bella una persona di bell’aspetto, ma quanto sarà più bella se avrà anche una grande anima?
Con la vita abbiamo anche la grande occasione di spingerci sempre più avanti, di migliorarci sotto ogni aspetto, alla luce di un grande obiettivo che è fare di questa Terra un paradiso. Quale peccato sarebbe sprecare una simile opportunità.
martedì 28 aprile 2009
Vita tradizionale
Com'è il vivere tradizionale? E' come una piccola comunità, che si regge sulle forze e i talenti dei suoi membri, in cui ciascun individuo è prezioso per il bene di tutti. Sarebbe folle per l'individuo andare contro l'armonia del gruppo, lottare contro il gruppo, perché è proprio nella comunità che l'individuo trova la sua pienezza. E' una società in cui spontaneamente e felicemente ciascuno mette gli altri al primo posto, perché il bene della comunità viene prima ed è indispensabile a garantire il bene del singolo.
E' una società ordinata, in cui il suddito non è da meno del re. Il suddito non prova invidia per il potere del re, poiché ne rispetta il ruolo e le capacità; e il re non si approfitta della sua posizione, né crea occasione di invidia con atti di vanità. Il re garantisce l'ordine per il suddito, il suddito ripaga il re con la sua fedeltà - che è fedeltà al gruppo, per il bene superiore di tutti.
E' una società in cui forma e contenuto sono allineati, non c'è doppiezza di pensiero, non c'è divergenza di scopi. E' una promessa di vita semplice, ardua, povera, sfidante, che pochi riescono a desiderare e che non può realizzarsi sulla terra se non in poche oasi. E' un sogno che si porta nel cuore, ma uno di quei sogni contagiosi che quando li riesci a sognare restano poi sempre davanti agli occhi, e portano a scelte nuove e meravigliose nella vita di tutti i giorni. E' uno di quei sogni difficili, ma che dà grandi speranze.
Quanto è strana questa battaglia dei contrasti, per cui gioia e soddisfazione non vengono dalle cose facili, ma da quelle più difficili; e tanto più sembrano impossibili e richiedono sforzi e sangue e sudore, tanto più sono mirabili le opere che riusciamo a costruire. Quanto è strano che ciò che sembra più piacevole, attraente, eccitante, spesso risulti completamente vano, inutile, caduco; mentre proprio dove non ce l'aspettiamo, da ciò che ci crea angoscia, timore, scoramento, troviamo poi nuovi cieli e nuovi mari.
E' una società ordinata, in cui il suddito non è da meno del re. Il suddito non prova invidia per il potere del re, poiché ne rispetta il ruolo e le capacità; e il re non si approfitta della sua posizione, né crea occasione di invidia con atti di vanità. Il re garantisce l'ordine per il suddito, il suddito ripaga il re con la sua fedeltà - che è fedeltà al gruppo, per il bene superiore di tutti.
E' una società in cui forma e contenuto sono allineati, non c'è doppiezza di pensiero, non c'è divergenza di scopi. E' una promessa di vita semplice, ardua, povera, sfidante, che pochi riescono a desiderare e che non può realizzarsi sulla terra se non in poche oasi. E' un sogno che si porta nel cuore, ma uno di quei sogni contagiosi che quando li riesci a sognare restano poi sempre davanti agli occhi, e portano a scelte nuove e meravigliose nella vita di tutti i giorni. E' uno di quei sogni difficili, ma che dà grandi speranze.
Quanto è strana questa battaglia dei contrasti, per cui gioia e soddisfazione non vengono dalle cose facili, ma da quelle più difficili; e tanto più sembrano impossibili e richiedono sforzi e sangue e sudore, tanto più sono mirabili le opere che riusciamo a costruire. Quanto è strano che ciò che sembra più piacevole, attraente, eccitante, spesso risulti completamente vano, inutile, caduco; mentre proprio dove non ce l'aspettiamo, da ciò che ci crea angoscia, timore, scoramento, troviamo poi nuovi cieli e nuovi mari.
lunedì 27 aprile 2009
Informazione finanziaria
La nuova influenza ha destato immediatamente il giusto interesse dei media, anche se con effetti a dir poco contrastanti. I quotidiani di informazione cercano di stare sempre più sul pezzo con i numeri aggiornati degli ammalati, la diffusione del contagio, i farmaci e le ricette più efficaci, cercando di fare informazione seminando discretamente il maggior panico possibile. Al contrario i più pragmatici servizi di informazione finanziaria, come il messaggio riportato su bloomberg che allego qui sotto, che registrano con favore il rialzo dei listini in seguito alle brutte notizie.
"(ANSA) - MILANO, 27 APR - Seduta positiva, dopo un po' di tentennamenti, per le borse europee, grazie al buon andamento dei titoli farmaceutici, che hanno beneficiato delle attese di un incremento delle vendite di medicinali per arginare l'influenza da suini. La corsa dei titoli del comparto (+2,79% il Dj stoxx del settore farmaceutico) ha più che compensato i cali registrati dalle compagnie aeree e delle aziende esposte sul fronte dei trasporti, dove è prevalsa l'idea di una frenata dell'attività legata ai timori di diffusione dell'epidemia.
E' il caso di Autogrill, gruppo attivo non solo sulle autostrade ma soprattutto nella ristorazione negli aeroporti, dove è presente anche in molti scali del Nord America. La società della famiglia Benetton ha ceduto a Piazza Affari il 4,95%. Dal lato dei possibili beneficiari dell'epidemia, da registrare invece lo strappo, sulla piazza londinese, di Glaxo (+6,1%) che produce il farmaco Relenza, il più richiesto in questo momento, accanto al Tamiflu della Roche (+3,5% a Zurigo), dai governi per curare l'influenza. E non è un caso che la borsa elevetica abbia segnato il maggior rialzo della giornata."
"(ANSA) - MILANO, 27 APR - Seduta positiva, dopo un po' di tentennamenti, per le borse europee, grazie al buon andamento dei titoli farmaceutici, che hanno beneficiato delle attese di un incremento delle vendite di medicinali per arginare l'influenza da suini. La corsa dei titoli del comparto (+2,79% il Dj stoxx del settore farmaceutico) ha più che compensato i cali registrati dalle compagnie aeree e delle aziende esposte sul fronte dei trasporti, dove è prevalsa l'idea di una frenata dell'attività legata ai timori di diffusione dell'epidemia.
E' il caso di Autogrill, gruppo attivo non solo sulle autostrade ma soprattutto nella ristorazione negli aeroporti, dove è presente anche in molti scali del Nord America. La società della famiglia Benetton ha ceduto a Piazza Affari il 4,95%. Dal lato dei possibili beneficiari dell'epidemia, da registrare invece lo strappo, sulla piazza londinese, di Glaxo (+6,1%) che produce il farmaco Relenza, il più richiesto in questo momento, accanto al Tamiflu della Roche (+3,5% a Zurigo), dai governi per curare l'influenza. E non è un caso che la borsa elevetica abbia segnato il maggior rialzo della giornata."
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